Non si avvidero di nulla

Non si avvidero di nulla

11 Marzo 2020 0 di Timoteo Lauditi

Ti svegli la mattina, prendi il cellulare in mano, vai sulle App di Notizie, Facebook, Twitter e altre e lo incontri. Voi dite il Corona? Certo, non può mancare. Ma accompagnato a lui incontri il Menefreghismo. Incontri la noncuranza, il disinteresse, la leggerezza con cui molti fanno scivolare sulla spalla dell’indifferenza il pericolo per la propria salute e la vita di altri, violando consapevolmente anche i decreti governativi correlati di dure sanzioni.

Troppo abitudinari? Forse. Incapaci di autocontrollo? Probabile. Privi di inventiva per riorganizzarsi quando cambiano le circostanze? Diamo anche questa per buona.

Ma a me pare che la maggioranza siano spinti dallo spirito di disubbidienza: io-esco-libero, a-me-nessuno-deve-dire-se-posso-uscire, abbiamo-il-diritto-di-divertirci. La libertà assoluta all’insegna della disubbidienza. Sei in pericolo di vita? E-chi-lo-dice? Non-ci-credo, è-solo-un-influenza. A sostenerli, tanti politici detrattori che danno del criminale e maledicono in pubblico le autorità al potere.

Sulla bocca di tutti si scambiano il turno parole come “rispetto”, “amore”, “sostegno”, “aiuto”, “comprensione”, ma sono proprio queste le caratteristiche che non sono più tra le attitudini di molti: le parole sono solo un involucro. Messi alle strette, esce il vero Io.


Coronavirus solo un dettaglio dei tempi

L’epidemia del coronavirus in effetti è solo un dettaglio nel quadro globale delle difficoltà che stiamo vivendo, e l’atteggiamento di molte persone che, se non costrette con la forza come in Cina, non collaborano (che poi se forzati, che senso ha parlare di collaborazione?), è indice di un’attitudine maturata nel tempo e non ad hoc.

Mentre ascoltavo le persone nel clip suindicato, ho pensato a qualcosa di parallelo che accade in tutto il mondo e che stiamo osservando da decenni. Tutto ciò che accade nel mondo, gli avvenimenti di media-grande portata che si presentano al proscenio, vengono percepiti per un attimo e poi dimenticati, come il veloce susseguirsi delle scene al teatro, dove la nuova fa dimenticare la precedente per intensità e interesse: guerre, terremoti, tsunami, buco dell’ozono, inquinamento ambientale, specie in estinzione, crisi finanziarie, mancanza di lavoro, aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, criminalità, femminicidii quotidiani, sfruttamento nel lavoro, abuso sui minori, reti di prostituzione internazionali con tratta delle donne, mercato degli organi, ritorno a movimenti fascisti; vanno e vengono, soli o contemporaneamente, come l’andirivieni delle onde del mare, che col tempo ti cullano e ti fanno addormentare. C’è il pericolo, ma è solo un sogno.

Eppure tutto ciò è visibile, palpabile: a volte ci si accappona la pelle a certe notizie. Però, se non ci si accorge più del visibile, come si fa a vedere l’invisibile? Come si fa cioè a discernere il significato dei tempi?

E osservando le persone nel clip mi si è affacciata alla mente un’avvertenza che Gesù diede quando parlò degli ultimi giorni. Disse che ci sarebbero state… no, leggete voi direttamente:

9 Quando inoltre sentirete di guerre e disordini, non spaventatevi, perché prima devono accadere queste cose, ma la fine non verrà subito”. 10 Poi disse loro: “Nazione combatterà contro nazione e regno contro regno. 11 Ci saranno grandi terremoti e, in un luogo dopo l’altro, carestie ed epidemie.  26La gente si sentirà mancare per il timore e per la paurosa attesa delle cose che staranno per accadere sulla terra abitata – Luca 21:9-11, 26

7Infatti nazione combatterà contro nazione e regno contro regno, e ci saranno carestie e terremoti in un luogo dopo l’altro. Tutte queste cose sono solo l’inizio di grandi sofferenze. – Matteo 24:7, 14

La maggioranza direbbe che guerre, carestie, terremoti, epidemie ci sono sempre stati, e questo non si può smentire. Però a che pro Gesù avrebbe menzionato questi eventi a livello mondiale circoscrivendoli ad un periodo storico ristretto? Perché menzionarli se non fossero stati importanti per descrivere il tempo precedente a quello che lui chiamò “grande tribolazione” e poi “la fine”?
Voleva solo intrattenere o magari prendere in giro i quattro amici a cui rivolse quelle parole? Voleva ingannare noi ai quali quelle citazioni solenni sono arrivate limpide, scritte separatamente da tre testimoni?

Ci sono istituzioni religiose e personaggi “autorevoli” che dicono che queste parole di Gesù non sono da intendersi in termine escatologico e che l’uomo sarà in grado di risolvere da solo i problemi. Insomma che la risposta alla domanda sul ”segno della fine del mondo”, come chiesero i quattro apostoli, non è da prendere sul serio. A furia di predicarlo, le persone credono a questo inganno. Ricordate “al lupo al lupo”? Quando il lupo arriva nessuno ci crede. Nemmeno se lo vedi. Ha sbranato già diversi esemplari del gregge, ma ‘sarà solo nell’immaginario di pochi disfattisti’.

Anche sul coronavirus molte persone “autorevoli” hanno detto sia meno grave di un’influenza stagionale.

Però leggete cosa disse Gesù per dare più enfasi e più autorevolezza alla sua profezia. Fece un parallelo storico a ciò che sta accadendo oggi con la noncuranza della gente.

36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, né gli angeli dei cieli né il Figlio, ma solo il Padre. 37Come furono i giorni di Noè, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo. 38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo.–Matteo 24:36-39

Ecco, questo non “accorgersi di nulla” non è dovuto al silenzioso avanzare delle guerre e dei terremoti, e delle carestie e delle epidemie. Come si fa a non accorgersi di un terremoto. Oggi anche quelli dall’altra parte del mondo ci vengono dati quasi in tempo reale sui dispositivi attraverso messaggerie programmate (perché ci teniamo ad essere informati). Se non sentiamo il vibrare della terra, sentiamo comunque il vibrare del cellulare che indica l’arrivo della notizia. Ma poi si torna alla quotidianità, perché non ci tocca. O perché i problemi personali che stiamo affrontando ci stordiscono. Non ho contato le centinaia di volte che tentando di approcciare questi temi mi son sentito dire un disinteressato, noncurante “non m’interessa”. A volte sono stato insultato e anche minacciato per averci provato.

Il coronavirus è invisibile, non fa sentire la propria voce, non urla “Attenzione! Largo!” per farci scansare il pericolo di esserne infetti. E la gente non vedendolo, non vede il pericolo. Mentre chi è intelligente, chi è ubbidiente, chi ha amore per la propria nonna, per i parenti, per gli altri e per sé stesso, sta-a-casa.

Quanto più dovremmo usare l’intelligenza per capire il significato del segno che Gesù indicò e simbolicamente “stare a casa”.

Visto che siamo in quarantena, forse alcuni potranno usare il tempo per rileggere i racconti in Matteo 24 e 25; Marco 13; Luca 21 .

Non disperiamo, perché “la fine” di cui parlò Gesù, non è la fine dell’umanità, ma la fine del mondo, del sistema inetto, fatto da persone disubbidienti e malvage, di chi non vuole un cambiamento che gli cambia radicalmente la vita anche se questo significherebbe far star meglio chi soffre. Gesù non voleva spaventarci con il suo avvertimento, per cui incluse un ulteriore ‘segno della fine’, un’attività mondiale, fatta in modo organizzato: l’annuncio meticolosamente portato a tutti di una buona notizia.

14E questa buona notizia del Regno sarà predicata in tutta la terra abitata, perché sia resa testimonianza a tutte le nazioni, e allora verrà la fine. – Matteo 24: 14

Proprio perché non significa la fine dell’umanità è una buona notizia. Per molti questa fine significherà liberazione: né più coronavirus, ne cancro, ne nessuna malattia. Finite le carestie, le guerre, l’odio. Finita la morte. (Rivelazione 21:4).

Infatti disse: 28Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, alzatevi e sollevate la testa, perché la vostra liberazione si avvicina. – Luca 21:28

Ecco la buona notizia.

Timoteo Lauditi

Vedi anche il clip Perché studiare la Bibbia

Immagine in copertina di Open

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