IL PIANTO DEL VIOLINO

IL PIANTO DEL VIOLINO

26 Novembre 2002 0 di Timoteo Lauditi

IL PIANTO DEL VIOLINO

Odo un canto triste al di là del suono
Che torna come un eco nostalgico
Rompendo il silenzio nei miei pensieri
Ogni volta che ascolto i colori cupi
Della vita. È irrefrenabile e triste
Come l’eco, questo suono sempiterno
Che si presenta regolare e ossessivo
Come il tempo dettato da uno spartito.

Mi ha sempre ammaliato la tua forma
O violino, e il suono tuo pari a un pianto.
Ti vedo posato sul soffice sofà
Appoggiato sul tuo fondo armonico,
Figlio di Stradivari e Paganini,
Sei fatto per suonare pizzicato
Alle corde o accarezzato con l’arco.
Tu che prendi posto dietro alla bacchetta
Davanti alle trombe e le viole e i flauti.

Sei fatto d’acero e abete pregiati
Preparati e maturati nei decenni
Di materiale raffinato che dona
Bontà al tuo gemito. Ma a chi importa di già!
Con l’arco sul cuscino sei solamente
Un legno ameno e grazioso. Hai bisogno
Di un abbraccio, di colui che piega il collo
Su di te, e ti accarezza sul ponte
Per farti cantare, perché tu possa
Cullare col tuo pianto chi è incline
Ad ascoltare il tuo vero fascino.
Sento già i tuoi assoli e le vibrazioni
Nell’aria delle emozioni che trasmetti.

Il tuo pianto è invitante, o violino.
Avessi io chi mi invita a farlo come te.
Inizierei con tono incerto. Narrerei
Di me, delle mie emozioni, dei miei pregi.
Piangerei un po’ il dolore per liberare
La mia voce, e canterei la mia virtù
Se chi m’invita mi abbraccia e piega il capo
Su di me. Ogni tanto me ne starei lì,
Come te, solo, appoggiato sul sofà,
Coi cavicchi lenti e l’archetto ai piedi,
Per ricaricarmi, per meditare note
Nuove E poi canterei anche da solo,
Con forza. Porterei vibrazioni in aria
Per allietare chi ama la musica,
Quella penetrante e profonda, e vera
Come il pianto tuo, o mio amico violino.

Timoteo Lauditi, 21 novembre 2002
Tutti i diritti riservati

Please follow and like us:
error20
Tweet 20